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LE PAROLE DEI RELATORI

(Intervista di Lucia Dallavalle - Dicembre 2006)

Casey Conrad

Intervista a alla ministro Giovanna Melandri che parlerà al Forum 2007 delle iniziative a favore dell’attività fisica predisposte dal suo ministero.

Ha le idee chiare, Giovanna Melandri: l’attività fisica è un potente strumento per accrescere il benessere dei cittadini. Ma in quali azioni si tradurrà questo concetto? In quale misura il settore del fitness parteciperà a questa che, con tutti i limiti posti anche dall’attuale situazione economica, sembra comunque una svolta culturale? Ne abbiamo parlato con la titolare del Ministero delle politiche giovanili e delle attività sportive.

Ministro Melandri, Lei ha ribadito in molteplici occasioni la funzione sociale ed educativa dello sport, invitando anche a riflettere sull’opportunità di inserire nella Costituzione un riferimento esplicito a questo ruolo. Che tipo di azioni intende intraprendere nel corso del suo ministero per incentivare e diffondere, tra la popolazione, la pratica sportiva in senso stretto e, più in generale, l’attività fisica?

Intanto, ritengo sia fondamentale inserire nella prima parte della nostra carta costituzionale il diritto alla pratica sportiva. È evidente, però, che per intraprendere un percorso di modifica della Costituzione si debbono costruire accordi molto ampi tra le forze politiche, sia di maggioranza sia di minoranza.

Mi auguro che siano stemperate le “durezze” di questo inizio di legislatura per trovare delle intese nell’interesse del paese, così come avvenuto sulla Candidatura di Roma per le olimpiadi del 2016. Il diritto allo sport, peraltro, è stato inserito nella Costituzione Europea che, attualmente, è in attesa di ratifica da parte degli stati membri. Accanto, dunque, a questa prospettiva di lunga durata, il Ministero è lavoro su diversi fronti. In primo luogo, siamo intervenuti in Finanziaria attraverso detrazione fiscale che vuole da una parte premiare le famiglie che sostengono le spese per la pratica sportiva continuativa dei propri figli; dall’altra, creando un vantaggio fiscale, mira ad aumentare il numero di bambini e ragazzi che praticano sport.

E il secondo fronte di intervento?

Un secondo ambito di intervento è quello dell’impiantistica sportiva. In Italia esistono degli impressionati squilibri nella dotazione di impianti tra le regioni del centro nord e quelle del meridione. Ed è proprio nel sud del paese si segnalano i più alti tassi di sedentarietà. È necessario invertire questa situazione, colmando il deficit infrastrutturale; per far questo abbiamo, in Finanziaria, previsto uno stanziamento di 20 milioni di euro a favore del Credito Sportivo, la banca attraverso la quale i comuni finanziano gli investimenti in impiantistica. Un terzo ambito è quello del rapporto tra scuola e sport. Mi sembra fondamentale che il nuovo modello di educazione allo sport che abbiamo in mente di promuovere trovi il suo punto di partenza proprio a scuola. In questo senso abbiamo iniziato un proficuo lavoro di collaborazione con il Ministero dell’Istruzione attraverso l’istituzione di un tavolo interministeriale. Mi pare necessario, infatti, rivedere i modi e le forme cui i nostri ragazzi si avvicinano alla pratica sportiva.

Quali sono gli obiettivi di questa collaborazione con il Ministro dell’Istruzione?

Sono due gli obiettivi: promuovere l’attività motoria obbligatoria nella scuola primaria e adeguare le ore di educazione fisica praticate nella scuola secondaria alla media europea. A riguardo, il Ministero della Pubblica Istruzione, da febbraio, promuoverà una sperimentazione relativa all’introduzione dell’educazione motoria che coinvolgerà tre scuole per provincia, scelte in particolare tra le realtà in cui è più elevato il rischio di abbandono scolastico. Si tratta di un primo passo per far sì che questo ambizioso progetto, avviato dal Ministro Fioroni con la nostra collaborazione e pieno sostegno, possa, a breve, diventare una concreta realtà nostre scuole pubbliche.

Quando si parla di sport, si fa riferimento a un sistema di discipline ben preciso, al quale però si sono via via aggiunte tante altre forme di attività fisica, di gruppo o individuali, svolte perlopiù nei centri fitness. Queste strutture sono frequentate da un numero sempre più elevato di individui, anche nelle fasce di età medio-alte. Ritiene che sia possibile coinvolgere tali strutture, in una comune politica di promozione della vita attiva e della pratica motoria?

Non solo lo ritengo possibile ma è assolutamente necessario. Lo sport ha inevitabilmente accompagnato le trasformazioni delle nostre società. Il fatto che vi siano oltre 22 milioni di italiani che dichiarano di praticare sport è il segno inequivocabile di questo profondo cambiamento negli stili di vita. È ampiamente maturata nel nostro Paese una sensibilità verso la cura del proprio corpo, verso la salute e il benessere che si è tradotta nell’esponenziale crescita del comparto del fitness. Se davvero vogliamo puntare a migliorare la vita dei cittadini italiani – tra i più longevi al mondo – senza ricorrere in maniera prevalente ad un approccio medico e farmacologico (i cui costi ricadono sul Sistema sanitario nazionale e dunque sulle tasche dei cittadini) è indispensabile attivare una politica di prevenzione che parta dalla promozione della vita attiva. Mi pare quasi superfluo citare i dati sui benefici per la salute connessi alla pratica sportiva. Ricordo un dato su tutti: coloro che praticano sport in maniera continuativa sono meno esposti al rischio di mortalità per un infartorispetto ad una persona sedentaria.

Ritiene che il settore del fitness e i centri in cui si possono svolgere tali attività motorie siano da ricondurre nell’ambito dello “sport”, e in particolare dello sport dilettantistico, o in quello dei “servizi alla persona”?

Se dovessimo utilizzare la definizione contenuta nella Carta Europea dello Sport, alla cui stesura hanno partecipato più di 40 paesi, il fitness potrebbe senza alcun dubbio ricadere nella categoria di pratica dilettantistica. Non mi appassionano molto, tuttavia, le dispute lessicali. Mi pare, del resto, sia piuttosto difficile tracciare con un deciso e netto colpo di penna ciò che è sport e ciò che non lo è. Tutto lo sport, essendo un fattore di inserimento, di partecipazione alla vita sociale, di tolleranza, di accettazione delle differenze può essere senza alcun dubbio considerato un “servizio alla persona”.

La ricerca scientifica ha ormai dimostrato che l’attività fisica, unita a una sana alimentazione, può prevenire numerosi disturbi e patologie che affliggono tutte le società occidentali e fanno lievitare le spese sanitarie. Basta pensare all’obesità in costante e pericoloso aumento anche in Italia. Intende attuare qualche azione specifica, in concerto con il Ministro della Salute, per contrastare questo e altri fenomeni correlati alla sedentarietà?

Il Ministero della Salute ha istituito un tavolo interministeriale, nel quale è presente anche il Ministero per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive, finalizzato ad individuare i criteri su cui costruire il Piano Sanitario Nazionale. Siamo partiti dalle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla necessità di mettere in campo politiche intersettoriali per poter agire con efficacia sui fattori di rischio che sono responsabili di gran parte dei decessi nei paesi avanzati. In questo senso, è maturata una larga consapevolezza sul fatto che una politica sanitaria lungimirante deve necessariamente guardare alla pratica sportiva.

Qualche settimana fa Lei ha ipotizzato la deduzione – al pari delle spese mediche – anche delle spese sostenute per l’iscrizione e la frequenza di palestre e associazioni sportive. Quali sono gli obiettivi della misura, in via di approvazione, che prevede la detrazione delle spese sostenute per l’attività sportiva svolta da minori presso piscine e palestre? Ritiene che tale misura possa essere estesa anche ad altre categorie, come per esempio la terza età, per favorirne l’avvicinamento all’attività fisica?

La misura prevede una detrazione di 210 euro a favore delle famiglie che iscrivono i propri figli, dai 5 ai 18 anni, a strutture sportive, palestre o società sportive. Allo stesso tempo, attraverso la detrazione, il governo ha, implicitamente, riconosciuto che lo Sport è a tutti gli effetti parte di un nuovo sistema di Welfare. La difficile situazione del bilancio dello Stato, ereditato dal precedente governo, non ci ha consentito di estendere i benefici del provvedimento ad altre fasce sociali. Sono certa, tuttavia, che nelle more della prossima legge Finanziaria, con i conti pubblici messi in sicurezza, riusciremo ad accrescere la platea di coloro che potranno usufruire della deduzione.

Lo scorso luglio si è insediato a Palazzo Chigi il Tavolo Nazionale dello Sport, istituito dal neonato Ministero dello Sport. Quali obiettivi si prefigge questa commissione e quali soggetti verranno attivamente coinvolti?

L’obiettivo che il Tavolo si prefigge è quello di produrre una riforma generale dello sport nazionale e una revisione complessiva dell’ordinamento sportivo. Siamo convinti che sia necessaria un’armonizzazione della legislazione nazionale sullo sport, che è frutto di una stratificazione di varie norme approvate, in modo disomogeneo, negli anni. I soggetti che partecipano al Tavolosono i Ministeri , a vario titolo, coinvolti nell’esercizio della materia, le Regioni, gli Enti locali, il CONI, gli Enti di Promozione Sportiva e il Movimento Paralimpico. I lavori si articolano intorno all’analisi delle questioni relative alla promozione dell’attività motoria nella scuola, alla diffusione dello sport come strumento di inclusione sociale, alla lotta al doping, all’adeguamento della nostra impiantistica agli standard europei.